Mostre

K-NOW! Korean Video Art Today

Fino al 19 luglio 2026

Lugano – Museo d’arte della Svizzera italiana – Via Canova 10

La mostra, a cura di Francesca Benini e Je Yun Moon, propone uno sguardo sulla scena artistica contemporanea della Corea del Sud attraverso la videoarte, linguaggio profondamente intrecciato alla storia del Paese e alla sua società. Il progetto al MASI intende mettere in luce l’originalità di una produzione artistica che, pur sviluppandosi in un contesto territoriale relativamente circoscritto, si è affermata negli ultimi anni come una delle più dinamiche e seguite a livello internazionale.

Pur radicate nella storia e nella realtà del loro Paese, le opere affrontano alcune delle questioni fondamentali – culturali, storiche ed esistenziali – che definiscono il nostro tempo: dal rapporto tra tecnologia e corpo a quello tra storia, memoria e tradizione, dalla migrazione a un mondo del lavoro sempre più segnato da richieste di performance e accelerazione.

L’esposizione si sviluppa in un percorso fluido e ritmato, che attraversa immaginari, percezioni e dimensioni contrastanti e si apre con Citizen’s Forest (2016) di Chan-kyong Park. La video installazione multicanale ha un formato panoramico allungato, che richiama l’orizzontalità dei rotoli distesi utilizzati nella pittura tradizionale asiatica. In questa dimensione sospesa e stratificata, cerimonie dello sciamanesimo popolare si intrecciano alla commemorazione di fatti tragici della storia coreana recente, come il naufragio del traghetto di Sewol nel 2014, rivelando il potenziale della tradizione come forma profonda e sovversiva di recupero storico.

In Delivery Dancer’s Sphere (2022) di Ayoung Kim, trasmesso su un LED wall monumentale al centro dello spazio espositivo, il pubblico segue i viaggi su motocicletta di una giovane corriere attraverso una Seoul trasformata in un rutilante paesaggio algoritmico. Nata durante la pandemia di COVID-19, l’opera invita a riflettere sulla gig economy, sistema basato su lavori temporanei e su un mondo del lavoro sempre più accelerato e performante.

Tra satira e critica sociale Sungsil Ryu guarda a una società — coreana e non solo — segnata da forti gerarchie, competizione e ambigue aspettative di status. <BJ Cherry Jang 2018.9> (2018) ruota attorno al personaggio fittizio di una streamer virtuale che fa leva sui desideri piccolo borghesi delle persone per indurle a inseguire una presunta “cittadinanza di prima classe”.

Il video come spazio mentale, luogo e strumento di percezione, attraverso cui riflettere su come la tecnologia abbia trasformato il nostro modo di vivere, vedere e sentirci presenti, è al centro della ricerca di Heecheon Kim. In Ghost1990 (2021), fruibile tramite visore VR, il pubblico assume il punto di vista di un atleta infortunato, e viene immerso nella tensione tra vulnerabilità, desiderio di controllo e ossessione per la performance fisica.

Per Onejoon Che il video è invece un formato di indagine sulle comunità e i confini. In Made in Korea (2021), realizzato con il musicista nigeriano Igwe Osinachi, con il linguaggio dei videoclip musicali l’artista affronta il tema dell’emigrazione africana in Corea. L’opera, presentata su uno schermo integrato in un’installazione a parete con due file di copertine di LP, offre uno sguardo leggero ma profondo sulla trasformazione sociale del territorio e sulle sue contraddizioni.

I video hanno una durata variabile tra i 5 e i 26 minuti. La durata complessiva della visita alla mostra è di circa 1 ora e 40 minuti.

La mostra è accompagnata da un catalogo illustrato pubblicato da Mousse Publishing in edizione bilingue italiano-inglese. Il volume comprende saggi critici di Francesca Benini, Je Yun Moon e Adeena Mey, una prefazione di Tobia Bezzola e otto interviste con gli artisti e le artiste presenti in mostra.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio