Il Biennale delle Orobie – Pensare come una montagna

GAMeC Bergamo – Varie sedi
Si svolgerà fino al 14 settembre la quarta fase di Pensare come una montagna, la manifestazione promossa dalla Gamec di Bergamo che coinvolge le comunità del territorio grazie alla partecipazione di artiste e artisti internazionali. Oltre alla mostra diffusa su Maurizio Cattelan, infatti, si potranno godere le opere di altri artisti sparsi per la bergamasca.

Nel comprensorio minerario più antico della Val Brembana da cui per secoli sono stati estratti materiale ferroso e fluorite, a Dossena, l’artista tedesco Julius von Bismarck (1983-) ha realizzato “Landscape Painting (Mine)”, il suo quinto landscape painting: un dipinto del e nel paesaggio ispirato all’estetica delle incisioni e degli studi di paesaggio che hanno caratterizzato la ricerca di molti protagonisti della storia dell’arte, in particolare le vedute italiane, le xilografie e le incisioni su rame dei secoli XVIII e XIX, che dovevano rappresentare i paesaggi nel modo più realistico possibile.
Con un approccio diametralmente opposto, qui l’artista è intervenuto sulle pareti di roccia all’interno della prima galleria della miniera creando una specie di trompe-l’œil “rovesciato, dipingendo linee e tratteggi – tipici delle tecniche incisorie del passato – che trasformano lo scorcio della cava da tridimensionale qual è in un’immagine bidimensionale.
Il segno pittorico, applicato direttamente sulla roccia, diviene così un intervento monumentale che, seppur transitorio, marchia efficacemente l’ambiente: l’immagine pittorica si dissolverà lentamente nel corso degli anni attraverso l’azione degli agenti atmosferici. In questo processo, in cui la montagna si dissolve nelle linee nere su fondo bianco del disegno, l’artista decostruisce la storia della pittura di paesaggio con l’intento di esporne le contraddizioni, mostrando come la rappresentazione della natura sia sempre stata filtrata da idealizzazioni e prospettive antropocentriche.
Alcuni elementi visibili e inglobati nel Landscape Painting (Mine), come la scala e alcuni oggetti impiegati in passato dai minatori, costituiscono un’incursione necessaria per incrinare l’idea di natura come qualcosa di altro da sé e per ricollocare l’essere umano all’interno di essa.

Il progetto di Francesco Pedrini (1973-) per la comunità di Roncobello, “Magnitudo” ha previsto la realizzazione di un nuovo punto di osservazione della volta celeste al Passo del Vendulo.
In un’area in cui è stato necessario rimuovere gli abeti rossi colpiti dal bostrico – un insetto che attacca specialmente questo tipo di piante, nutrendosi della parte interna del tronco – si è infatti creato uno spazio congeniale per ospitare un nuovo “osservatorio poetico del cielo”, come lo definisce l’artista, partendo da una riflessione sulla trasformazione dell’ecosistema boschivo, dovuta al cambiamento climatico e alla diffusione di monocolture di abeti rossi che hanno favorito la proliferazione del bostrico, che sta distruggendo ampie aree forestali.
“Magnitudo” è composto da tre installazioni che non hanno solo una valenza estetica, ma sono veri e propri strumenti di osservazione: “Posa” è un’area pianeggiante, livellata con assi di legno, che funziona come una meridiana orizzontale e che prenderà vita nel corso del prossimo anno grazie alla partecipazione della comunità: fino al 7 maggio 2026, ogni mese, persone diverse saranno invitate a portare un piccolo sasso da incastonare nel punto segnato dall’ombra della meridiana. Un gesto che si ripeterà fino a quando i dodici sassi andranno a tracciare un analemma solare, figura geometrica che richiama il simbolo dell’infinito.
Le altre due opere sono realizzate in legno di larice, tipico della zona e resistente alle intemperie: “Polaris” è un tronco inclinato di circa 42 gradi – come la latitudine al Passo del Vendulo – che guida l’osservatore verso la Stella Polare. Un’opera che simboleggia la stabilità e la guida, e che invita a riflettere sulla nostra origine e sull’infinito.
In “Aerofono” l’albero si trasforma in una struttura cava che raccoglie i suoni del cielo, offrendo un’esperienza di ascolto immersiva. La superficie del tronco è solcata da linee che, pur richiamando i segni lasciati dal bostrico, traggono in realtà ispirazione dal percorso sinuoso del fiume Valsecca nella valle, dalle Baite di Mezzeno fino a Bordogna.



