Mostre

David Bowie, mio fratello

Torino – Musa Art Gallery – Via della Consolata 11/E

Fino al 12 luglio 2026

Al Musa di Torino la mostra David Bowie, mio fratello, è composta da una serie di fotografie che ce lo raccontano filtrato però attraverso lo sguardo del fratello Terry Burns.

Nel decennale della morte di David Bowie, artista così poliedrico che è difficile attribuirgli una sola definizione, alla Musa Art Gallery di Torino si può visitare un’originale mostra che ripercorre la sua vita attraverso lo sguardo del fratellastro Terry Burns, una vita segnata da problemi di salute mentale, morto suicida nel 1985. Questo avviene grazie a un escamotage letterario, perché tutte le fotografie sono dotate di didascalie composte dal curatore della mostra, David Lawrence, che ha attinto ai ricordi del proprio fratello maggiore, anche lui con problemi mentali, che aveva avuto modo di incontrare David Bowie. Quindi nelle didascalie si parla di Bowie ma la sua figura è vista attraverso l’ottica inventata di Terry, figura di enorme importanza per la sua formazione e la sua poetica (e anche forse per qualche nevrosi). Vita complicata, la sua, nato nel 1937, non riconosciuto e abbandonato dal padre, cresciuto inizialmente dalla madre Margaret Burns e poi anche dal secondo marito Haywood Stenton Jones. Da questo matrimonio nascerà nel 1947 David Jones/David Bowie.

Jump They Say!

Terry lo ha introdotto alla letteratura, al jazz, in generale ad altri generi di musica, ampliando il suo orizzonte culturale, facendogli conoscere autori come Jack Kerouac, Francis Scott Fitzgerald, William S. Burroughs, John Steinbeck, William Shakespeare, Ernest Hemingway e Jean Genet.

Un personaggio fondamentale, insomma, per la formazione del suo immaginario e forse per instradarlo verso una carriera artistica. Terry però veniva frequentemente ricoverato a causa di una forma di schizofrenia e questo alla fine ha allentato il loro rapporto. La sua figura però aleggia per molti anni nelle opere di Bowie: se ne rintracciano riferimenti nel videoclip Jump They Say (1993), così come negli album Hours (1999) e Heathen (2002).

Le numerose foto, alcune notissime altre inedite, sono organizzate per nuclei, seguendo i momenti di trasformazione insieme ai tanti personaggi che hanno accompagnato la sua vita eccezionale: familiari, musicisti, artisti e intellettuali, i genitori, il nonno, Thomas Edward Lawrence, Miles Davis, Lou Reed, Iggy Pop, Mick Jagger, Pablo Picasso, Bob Dylan, Brian Eno, Marc Bolan, John Lennon, Elvis Presley, Lindsay Kemp, Bing Crosby, Frank Sinatra, Jimi Hendrix, Jim Morrison, William S. Burroughs, Jean Genet, Jack Kerouac, Syd Barret, Angie Barnett Bowie, Otto Mueller.

Dal set del suo film di grande successo “Furyo”

Dichiara Lawrence: “testi e immagini procedono su due livelli paralleli, la scrittura accompagna il percorso senza funzione descrittiva, costruendo un controcampo narrativo che orienta la lettura delle fotografie”. L’esposizione sarà aperta al pubblico fino al 12 luglio, per fare felici i fan più nostalgici che non aspettano altro che rivedere immagini e rileggere storie del loro idolo, per sempre rimpianto.

(G.M.)

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