Alla scoperta dell’Isola d’Ischia

La chiamano “Isola Verde”, secondo alcuni per il colore verdastro delle pietre utilizzate per costruire muretti e divisori (il Tufo Verde del Monte Epomeo, una pozzolana tipicamente di colore verde chiaro/verde grigiastro per i depositi subacquei o riemersi alterati per il contatto prolungato con l’acqua marina) ma, secondo la maggior parte, per la fitta vegetazione che ricopre l’isola: non solo la grande pineta, detta Bosco della Maddalena, di circa 44 ettari che comprende anche un bosco di lecci, querce e castagni, che sorge a ridosso di Ischia Porto e si può ammirare dal Castello Aragonese, ma anche per la vasta foresta, cui si accede dai gradoni di Buceto, la fonte che per secoli ha garantito l’approvvigionamento idrico di Ischia Ponte, sul lato opposto dell’isola, a Fiaiano (frazione di Barano).

L’isola è nota in tutto il mondo per le sue sorgenti termali. Oltre alle spiagge in cui trascorrere magnifiche vacanze nel periodo estivo, offre infatti affascinanti parchi termali.
Uno dei più noti è certamente il giardino Poseidon, con le sorgenti vulcaniche di Citara che producono acque termali e ipertermali salso-bromo-iodiche e salso-alcaline-solfate, che possono avere effetti duraturi sul sistema osteoarticolare, nel caso tra l’altro di artrosi e postumi di fratture. Nel vasto parco si possono godere piscine termali che vanno dai 28 ai 40°, ma anche piscine di acqua di mare e una sauna naturale.

Oltre al Poseidon, interessante anche il Parco delle Nifee Nitrodi: tra le colline di Buonopane, nel lato sud dell’isola, ha un parco che si snoda tra terrazzamenti che seguono l’orografia del suolo. Alcune terrazze possono essere private, con vasche Jacuzzi, e offrono un’incantevole vista sul mare.
L’acqua della sorgente sgorga alla temperatura di 28° e viene utilizzata direttamente, senza alcun tipo di stoccaggio o trattamento, tramite docce e lavabi.
Unica su tutta l’isola, l’acqua della fonte può anche essere bevuta direttamente, aumentandone quindi le proprietà curative nel caso di numerosi disturbi della pelle, dalla psoriasi all’acne.

Oltre ai parchi, però, le cure termali possono essere seguite in moltissimi alberghi dell’isola.
L’Hotel San Giovanni Terme, immerso nella splendida pineta di Ischia Porto, ad esempio, consente di fare vita mondana, frequentando le boutiques, i caffè e i bar di Ischia Porto, ma al contempo permette di rilassarsi tra le piante della pineta o nel magnifico giardino, con piscina all’aperto, della struttura.

Sulla strada “Vecchia Borbonica”, che collega Forio a Lacco Ameno (località Fango), l’Hotel Carlo Magno offre una vista incredibile su Lacco Ameno e la struttura modernissima, che richiama i villaggi dell’architettura mediterranea con i suoi colori pastello e le casette su vari livelli, consente di godere momenti di intimità ma anche di convivialità. Un servizio navetta permette di spostarsi facilmente al suo interno.

L’hotel è dotato di due ristoranti ma, se si ha voglia di arrivare fino in cima, il ristorante La Beccaccia oltre ad un’ottima cucina dispone anche di una trentina di confortevoli camere in cui soggiornare.

Dopo le Terme, o per chi invece vuole solo fare un po’ di turismo, anche nella bassa stagione, l’isola offre davvero tantissimo.
Ci si può spostare tramite i numerosi e frequenti bus di linea EAV (il biglietto singolo costa 1,70 euro, ma si possono anche acquistare biglietti giornalieri a 5,10 euro ) o approfittando delle escursioni offerte delle agenzie di viaggio locali.
Imperdibile una passeggiata a Sant’Angelo d’Ischia, nel comune di Serrara Fontana, un antico borgo di pescatori che si estende di fronte all’isolotto che lo rende riconoscibile da qualunque parte si arrivi.
Nella Torre, la parte superiore dell’isolotto, anticamente sorgeva la chiesetta dedicata all’Arcangelo Michele che ha dato appunto il nome al borgo mentre le case colorate si inerpicano sul costone di tufo di fronte all’isolotto, affacciandosi sul mare.

Altrettanto caratteristico, e affascinante, il famoso Fungo di Lacco Ameno, il più piccolo comune dell’isola, situato nella parte nord-ovest.
Il nome del borgo deriva dal greco lakkos, che significa “pietra”, a cui a metà del 1800 fu aggiunto l’aggettivo “ameno”: un nome che è tutto un programma!

Per i più avventurosi, è consigliabile una salita al Monte Epomeo: alto 789 metri, non è un vero e proprio vulcano (l’ultima eruzione risale al 1302) ma l’esito di processi millenari di innalzamento del suolo dovuto in parte alla spinta del magma e in parte all’attività tettonica diretta ed indotta del complesso sistema di faglie su cui si eleva.
L’Epomeo è soprattutto un luogo mitologico dove, si dice, si trovi uno dei punti di accesso al mondo sotterraneo di Agarthi, il regno all’interno della Terra descritto nelle opere di Willis George Emerson. Gli unici altri punti di accesso sarebbero il Polo Nord, il Polo Sud, le piramidi di Giza in Egitto e il deserto del Gobi in Mongolia.
I suoi fianchi sono percorsi da molti sentieri non tutti tracciati sulle cartine. Quello più percorso e battuto è sicuramente quello che con un’ora di cammino parte dalla piazzetta di Serrara Fontana e arriva in cima, con un dislivello di 400 metri in circa 3 km.
Per chi non volesse percorrere il tragitto a piedi, però, un gruppo di giovani ischitani ha ripreso la tradizione della salita a dorso di animale con l’iniziativa Epomeo in Sella, facendo salire i turisti sul monte a cavallo.

Per chi invece ama immergersi nella cultura, a Ischia Ponte non si può evitare una visita al Castello Aragonese.
Il Castello, fortificato da Alfonso d’Aragona nella metà del XV secolo (da qui, ovviamente, il nome), sorge su un isolotto collegato al versante orientale dell’isola da un ponte in muratura lungo 220 metri. Alla fine degli anni ’70 è stato costruito al suo interno un moderno ascensore che consente di giungere fin quasi alla cima senza eccessiva fatica.
Particolarmente interessante, anche se forse un po’ macabro, il cosiddetto Cimitero delle Monache. Le Clarisse, infatti, hanno abitato nel Convento di S. Maria della Consolazione, all’interno del castello, dal 1575 al 1810, quando Gioacchino Murat, re di Napoli, lo sopresse.
Situato al di sotto della chiesa, il Cimiero è costituito da una serie di ambienti in cui sono situati dei seggioloni in muratura su cui venivano posti i corpi senza vita delle monache: la carne si decomponeva lentamente e gli umori venivano raccolti in appositi vasi posti al dotto dei seggioloni.
Alla fine gli scheletri essiccati venivano ammucchiati nell’ossario.
Scopo di questa inusuale procedura era evidenziare al massimo l’inutilità del corpo in quanto semplice contenitore dello spirito. Il rifiuto di una sepoltura individuale sottolineava ancora una volta questo convincimento.

Per chi invece vuole solo rilassarsi, godere dello spettacolo della natura, il consiglio è di sedersi in riva al mare, magari sorseggiando un aperitivo, e godere l’incredibile spettacolo del tramonto del sole che si tuffa nel mare. E nell’isola verde, secondo la leggenda, l’ultimo raggio di sole sarà verde…


