Spettacoli

La scomparsa di Josef Mengele

Un cupo bianco e nero, accompagnato da una musica di sottofondo ancora più cupa alternata solo al latrato dei cani, racconta la fuga e gli ultimi anni di vita di Joseph Mengele, dalla fuga dalla Germania dopo la guerra alla vita di fuggitivo nei paesi del Sud America, tra Paraguay, Brasile e Argentina.

Coperto da una fitta rete di protezione che gli ex nazisti stesero intorno a lui, Mengele riuscì a sfuggire sia alla giustizia internazionale sia a quella del Mossad, sempre con la paura di essere catturato ma senza mai rinunciare a rivendicare non solo la propria innocenza ma addirittura il proprio diritto e la propria integrità morale nell’aver perpetrato tutti i crimini di cui venne accusato e che fecero di lui “l’angelo della morte” di Auschwitz.

A colori solo alcuni brevi episodi della sua vita, che riescono quasi a rendere festoso e sdrammatizzante quello che fu il suo ruolo ad Auschwitz, senza però riuscire a sminuirne la crudezza e anzi accentuandola.

Il protagonista, August Diehl, mette in rilievo con grande partecipazione emotiva quelli che furono i contrasti nella vita di Mengele: da una parte la ferrea certezza di essere stato nel giusto e dall’altra la codarda paura di venire catturato ed essere giudicato per ciò che aveva fatto. Neanche l’arrivo del figlio Rolf che cerca di chiedergli conto di ciò che ha compiuto riesce a scalfire le sue certezze, anzi Joseph costringe il giovane a tagliarsi i capelli, quasi richiedendogli un atto di sottomissione alle sue azioni.

E se lo spettatore rimane colpito anche dalla messa in luce di tutta la rete di protezione di cui Mengele poté godere, non può non pensare a come forse le peggiori efferatezze vengono perpetrate anche a causa dell’accettazione di chi sa ma tace.

Con la regia di Kirill Serebrennikov, distribuito da Europictures, “La scomparsa di Josef Mengele” sarà nelle sale italiane a partire dal 29 gennaio.

Articoli Correlati

Check Also
Chiudi
Pulsante per tornare all'inizio