No good men

Si è talmente travolti dalla quantità di notizie sulle guerre “di moda” nel momento, che si finisce per dimenticare che in molte parti del mondo le persone sono, o sono state, in situazioni altrettanto drammatiche.
L’Afghanistan è uno in quei paesi in cui i “good men”, gli uomini non solo buoni ma anche onesti nel profondo, a quanto pare sono e sono stati rari, e questo non solo ora che il paese è dominato dai talebani ma anche in precedenza.
La storia raccontataci dalla giovane regista Shahrbanoo Sadat, che interpreta anche la parte della protagonista Naru, inizia infatti prima dell’avvento dei talebani.
Naru è una cameraman che lavora a Tele Kabul, apparentemente quindi una donna moderna ed emancipata che ha lasciato il marito, portando con sé il figlio Liam. Ma la situazione non è così semplice: se anche nel mondo occidentale per le donne lavorare e veder riconosciuto il proprio lavoro non è facile, nella società afghana della cosiddetta “era della democrazia” la cosa era ancora più difficile. Non si parla solo delle restrizioni dovute all’aspetto religioso, quali la necessità di coprirsi il capo con un velo, ma anche della supremazia degli uomini in tutti i campi, dal potere quasi assoluto sulla moglie a quello in generale sulle donne.
Grazie alla sua capacità, Naru a poco a poco riesce a farsi strada, anche a fianco del giornalista Qodrat (Anwar Hashimi): all’inizio lui, come tutti gli uomini afghani e forse non solo, ha difficoltà ad accettarla, ma a poco a poco impara a conoscerla, ad apprezzarla e ad appoggiarla anche contro il marito.
La loro storia si evolve in mezzo a momenti drammatici, come gli attentati che soprattutto nel periodo prima dell’avvento dei talebani si verificavano quasi quotidianamente, ma anche con momenti di tenerezza e di allegria, ma purtroppo vede la fine quando gli americani (che teoricamente avevano appoggiato il governo ma in pratica non gli avevano dato nessun credito, preferendo trattare i termini di pace con i talebani anziché con il governo regolare) decidono di ritirarsi dall’Afghanistan lasciando il paese nelle mani dei fanatici religiosi.
Per Naru l’unica possibilità di salvezza per sé e per il figlio è la fuga, grazie anche al sacrificio dell’amico Qodrat, ma ci si chiede: è giusto che per avere una vita l’unica possibilità sia la fuga?
Distribuito da Be Water Film, No good men sarà nelle sale italiane a partire dal 28 maggio.



