Spettacoli

La mia famiglia a Taipei

La paura del diverso è praticamente universale, in Oriente come in Occidente, ed è così che il “mancino”, che utilizza la sinistra invece dell’universale destra per fare le cose, diventa oggetto di paure e riprovazione praticamente ovunque.

I-Jing è una piccola mancina (il titolo originario del film è infatti “Left handed girl”) che con la madre single e la sorella maggiore torna a vivere a Taipei dopo diversi anni.

La madre si barcamena mandando faticosamente avanti un chiosco in un movimentato mercato notturno. I-Jing, piccola “mascotte” del mercato, gira tranquilla ovunque, benvoluta da tutti.

Ma forse non proprio da tutti: il nonno, infatti, quando si accorge che è mancina, fa di tutto per costringerla a usare la mano destra, sostenendo che la sinistra è malvagia.

I-Jing nella sua ingenuità inizia a fare cose di cui sa di doversi vergognare, come piccoli furti negli altri negozi, ma sempre con la mano sinistra, giustificandosi con il fatto di fare cose malvagie con la mano malvagia. E sempre con la sinistra, un giorno prende una grossa busta che vede sul tavolo dei nonni. Ma forse non è lei a fare cose malvagie: non è la mano con cui si fanno le cose, ma la volontà con cui si fanno, ad essere riprovevole…

Imprevedibili le conseguenze dei suoi gesti fino a quando la sorella maggiore, resasi conto delle azioni compiute dalla piccola, non la spinge ad affrontare la realtà e a respingere queste superstizioni, ma l’affrontare la realtà avrà anche altre conseguenze, e ciò che è male si rivela essere alla fine un bene.

Tenero e delicato, con amore e umorismo “La mia famiglia a Taipei” ci porta in un mondo lontano ma universale, mettendoci di fronte alla necessità per tutti di superare la paura e le superstizioni infondate, perché solo così si può andare avanti.

Con la regia di Shih-Ching Tsou,distribuito I Wonder Pictures, “La mia famiglia a Taipei” sarà nelle sale italiane a Natale.

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