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Le rubriche

I film e gli spettacoli

A quiet passion
Un delicato ma preciso ritratto non solo di una grande poetessa, Emily Dickinson, ma anche di un’epoca e di un ambiente.
“A quiet passion” traccia La biografia della “donna” Emily, con tutte le sue contraddizioni e le sfaccettature di un carattere a tratti difficile: da una parte “quiet”, tranquilla, legata alla sua casa e alla famiglia, da cui non si separerà fino alla morte , avvenuta a cinquantasei anni nel 1886 a causa di una grave malattia ai reni, dall’altra “passion”, passionale, con momenti di rivolta alla rigida morale puritana dell’epoca (talmente rigida che la moglie del pastore si dichiara “astemia” perché non beve neppure il tè ma solo acqua!), concedendosi tra l’altro un amore casto ma appassionato verso il pastore della chiesa locale….
Questa duplicità è ripresa anche dalla doppia interpretazione di Emily: Cynthia Nixon quando è giovane e Jennifer Ehkle per gli anni della maturità.
Il ritratto è completato dalla lettura, fuori campo, di alcune delle più belle poesie di Emily, che vengono così contestualizzate e la rendono ancora viva e attuale.
Diretto dall’inglese Terence Davies, il film sarà nelle sale a partire dal 14 giugno.

Mary e il fiore della strega
Solo dal 14 al 20 giugno grandi e piccoli potranno godere, al cinema, del nuovo film di animazione “Mary e il fiore della strega” del giapponese Hiromasa Yonebayashi, famoso per le sue splendide scenografie e per la tecnica di animazione apprese in quasi vent’anni di lavoro presso lo Studio Ghibli.
La vicenda è ispirata al romanzo inglese “La piccola scopa” di Mary Stewart.
Mary, una ragazzina dai capelli rossi che in attesa dell’inizio della scuola vive presso la prozia Charlotte, un giorno insegue un buffo gattino che pare cambiare colore fino al centro di una foresta e lì scopre, per caso (ma sarà davvero un caso?) un bellissimo fiore blu, il “Fiore della strega”, appunto, e una scopa magica, la sua “piccola scopa”.
È solo l’inizio di una misteriosa avventura, che la porterà in una celebre scuola per streghe dove si svolgono esperimenti decisamente poco ortodossi. Spaventata fugge, ma ritorna per salvare l’amico Peter, grazie anche all’aiuto di un buffo personaggio, Flanagan, che arriva sempre in suo soccorso quando ne ha bisogno.
Splendidi giochi d’acqua, effetti speciali di luci e di colori conducono verso il finale ovviamente vittorioso Mary e Peter, dimostrando che per amicizia e con la forza di volontà si possono ottenere grandi risultati, senza bisogno di nessuna magia!

Ogni giorno
In “Uno, nessuno, centomila” di Pirandello il corpo fisico era uno solo, ma centomila i modi in cui gli altri lo vedevano. Nel surreale “Ogni giorno”, invece, uno è il modo in cui è il protagonista e centomila i corpi in cui si presenta.
Tratto dall’omonimo romanzo di David Levithan, il film è un racconto sulla scoperta dell’amore da parte di Rhiannon, una ragazza sedicenne, e di un personaggio misterioso, “A”, che ogni giorno si incarna nel corpo di una nuova persona, senza mai sapere quale. In quel corpo vive un’intera giornata, cercando di non sconvolgerne troppo la quotidianità: non sa mai di che sesso sarà, di che colore, in quale città, l’unica cosa certa è l’età, che non cambia. Ed è così che ogni mattina, al risveglio, come prima cosa si guarda le mani, per capire chi è.
Tra i vari corpi, un giorno entra in quello del ragazzo di Rhiannon, Justin (Justice Smith) e tra i due nasce una profonda sintonia, che porterà “A” a cercare di rivedere la ragazza anche nei giorni successivi, rivelandole a poco a poco il suo segreto e facendoli innamorare. Romanticamente, però, l’accento è posto sull’importanza dell’incontro tra anime, tra persone affini nello spirito, e non nel corpo, portandoci a riflettere, in una società tanto basata sull’apparenza, sul fatto che quello che conta di più è ciò che ognuno ha dentro di sé e non fuori.
Interpretato dall’attrice australiana Angourie Rice e da una quindicina di ragazzi e ragazze in quello di “A”, diretto da Michael Sucsy e distribuito da Eagle Pictures, “Ogni giorno” sarà nelle sale a partire dal 14 giugno.

Due piccoli italiani
Stralunati, teneri, improbabili come le avventure e i personaggi cui vanno incontro: sono “I due piccoli italiani”, Salvatore (interpretato da Francesco Colella) e Felice (Paolo Sassanelli, che del film è anche regista e sceneggiatore).
Vivono in una casa protetta in un paesino della Puglia: Salvatore ne “evade” ogni tanto, per svolgere piccoli lavori all’esterno, mentre Felice lascia passare i giorni, ricordando con nostalgia la mamma. Tra i due il legame è fortissimo tanto che quando Salvatore, dopo aver colpito un inserviente in uno scatto d’ira, fugge, porta con sé anche Felice.
E lì inizia l’avventura: tra mille peripezie i due attraversano l’Europa, raggiungono l’Olanda dove conoscono Anke (generosa, e non solo nelle forme, ma altrettanto difficile da classificare come “normale”) e approdano infine in Islanda, sempre in fuga e sempre alla ricerca della madre di Felice.
La troveranno? Quello che è certo è che troveranno la felicità, la voglia di vivere che avevano perso nella casa protetta, la voglia di reagire e di emozionarsi e si preparano ad affrontare una nuova vita. Ed è già molto.
Distribuito da Keyfilms, “Due piccoli italiani” sarà nelle sale a partire dal 14 giugno.

Tito e gli alieni
Delicato e leggero come le ali di una farfalla, pieno di poesia: è la sensazione che suscita la visione di “Tito e gli alieni”, con uno stralunato Valerio Mastandrea, il “Professore”, che vive nel deserto del Nevada ai confini della famosa Area 51, la zona dove alcuni sostengono siano scesi gli alieni e dove il governo statunitense ha basi segrete in cui si studia il fenomeno.
Isolato dal mondo, quindi, cui lo lega solo l’arrivo di tanto in tanto di Stella, un’improbabile wedding planner che organizza matrimoni “in stile alieno”. Nel deserto, il professore dovrebbe far parte di un progetto per captare suoni dallo spazio, ma in realtà sta cercando di ritrovare il suono, colto solo per pochi istanti anni prima, della voce della moglie defunta.
Un giorno la pace è interrotta dall’arrivo di un DVD del fratello Fidel, che prima di morire gli affida i due figli, Tito (qualche eco di nostalgia del passato, in questi due nomi?) di 7 anni e Anita, di 16, già orfani di madre. Ma mentre la ragazzina vede il mondo già come un’adulta, senza troppe illusioni, e vorrebbe fuggire, il piccolo “sa” che lo zio riuscirà a farlo parlare con il padre nell’aldilà: in fondo anche il padre usando la fotografia della mamma come un cellulare riusciva a parlare con lei e a trasmettere il suo amore ai figli!
Tra piccoli misteri e grandi sogni, a poco a poco zio e nipoti scopriranno che il ricordo è ciò che mantiene sempre vivi i nostri cari dentro di noi, cambiando così non solo il loro ma anche il nostro modo di affrontare e superare il dolore e la lontananza delle persone amate.
Senza facili pietismi, ma con una sottile vena di umorismo che pervade tutto il film, “Tito e gli alieni” è diretto da Paola Randi e, distribuito da Lucky Red, sarà nelle sale a partire dal 7 giugno.

La terra dell’abbastanza
Ci sono film che hanno bisogno di scrivere” Ispirato a fatti realmente accaduti” per essere credibili, altri tanto crudelmente reali da non aver bisogno di scriverlo. È il caso di “La terra dell’abbastanza”, diretto dai Fratelli D’Innocenzo.
Mirko e Manolo sono compagno di scuola e amici sin dall’infanzia, che vivono in una periferia romana degradata: il padre di Manolo non si capisce bene che lavoro faccia né dove viva (alza una saracinesca invece di aprire la porta…), la madre di Mirko invece sembrerebbe una brava donna, lavora e si occupa anche della figlia di un convivente sempre assente…
Una sera i due ragazzi, tornando a casa, investono un uomo e lo uccidono. Spaventati fuggono e si rifugiano dal padre di Manolo, che pensa di insabbiare il tutto fino a quando scopre per caso che l’ucciso era “ricercato” da un clan di malavitosi molto potente. È l’inizio della fine: spinti dal padre che pensa di far passare l’omicidio come una specie di “favore” fatto, i due ragazzi entrano nell’organizzazione e, con l’incoscienza della gioventù, la mancanza di scrupoli dovuta forse anche all’ambiente in cui vivono e che li anestetizza di fronte alla realtà e alla loro stessa coscienza, entrano in una spirale sempre più violenta che li porterà ovviamente sempre più in fondo, verso la fine.
Bravissimi i due ragazzi, che sanno cambiare registro con grande naturalezza, Andrea Carpenzano e Matteo Olivetti, molto credibile il padre, interpretato da Max Tortora che con pochi gesti, alla fine, ci fa penetrare in tutta la sua disperazione.
Distribuito da Adler Entertainment, il film sarà nelle sale a partire dal 7 giugno.

L’Atelier
Quello dell’adolescenza (in verità si dovrebbe chiamare post-adolescenza, anagraficamente parlando, ma i tempi, si sa, si sono allungati) è un periodo difficile per tutti, pieno di contraddizioni, di voler fare e non poterlo fare. E oggi, forse, ancora più difficile: con lo spostamento in avanti, infatti, gli “adolescenti” hanno ormai corpi da adulti ma ancora pulsioni e pensieri da ragazzini.
È quello che accade in “L’Atelier”, con la regia del francese Laurent Cantet.
Una scrittrice di libri polizieschi, Olivia Dejazet (Marina Foïs) deve tenere un laboratorio di scrittura creativa a un gruppo di ragazzi a La Ciotat, una cittadina del sud della Francia nei cui cantieri navali un tempo si costruivano transatlantici ma dove ormai ci si limita a piccoli cantieri per yatch. La vita nella cittadina si è fermata ai tempi gloriosi, e oggi i vecchi vivono di ricordi e i giovani non riescono ad avere né prospettive né sogni.
I ragazzi sono di varia estrazione, molti sono immigrati o figli di immigrati, e vari sono anche i motivi per cui partecipano al corso: chi per sfuggire al rischio della prigione, chi probabilmente, come Antoine (l’esordiente ma bravissimo Matthieu Lucci), per noia. Intelligente, abituato a pensare con la propria testa, Antoine è l’elemento che più spicca nel gruppo: i suoi interventi sono spesso provocatori, nei riguardi di tutti, sia dell’insegnante sia dei compagni. Unica valvola di sfogo sono le lunghe nuotate in uno splendido mare, tuffandosi dalle alte scogliere della costa.
Con il trascorrere dei giorni gli scontri con compagni ed insegnante si fanno sempre più violenti e drammatici, rischiando di trasformarsi in tragedia, fino alla presa di coscienza di Antoine che, tra momenti quasi claustrofobici nel ristretto gruppo di ragazzi e momenti di grande respiro a contatto con la natura e l’immensità del mare, nell’arco di una notta matura e probabilmente si salva.
Distribuito da Teodora Film “L’Atelier” sarà nelle sale italiane a partire dal 7 giugno.

La truffa dei Logan
I buoni sono simpatici e finiscono bene mentre i cattivi sono antipatici e finiscono male solo in certi tipi di libri e film. Nella realtà e in alcuni film “politicamente scorretti”, però, non è affatto così. È il caso della “Truffa dei Logan” dove i Fratelli Logan riescono ad essere simpatici ed a mettere in piedi una rapina davvero ingegnosa e dal finale imprevedibile, fino all’ultima inquadratura… Del resto cosa aspettarsi da Steven Soderbergh, regista tra l’altro della trilogia Ocean?
I Logan sono due fratelli dalla situazione economica tutt’altro che florida: il più giovane, Jimmy (interpretato da Channing Tatum) fa il barista, nonostante la protesi al braccio, il maggiore Clyde èl manovale in un cantiere all’autodromo della Charlotte Motor Speedway e viene licenziato per “motivi di sicurezza”, poiché zoppica. Durante il lavoro, però, aveva potuto scoprire tutte le falle del sistema di “archiviazione” dei soldi delle scommesse dell’autodromo e decide di approfittare di quelle falle proprio per effettuare la sua rapina. Ovviamente occorrono dei complici, ed eccolo quindi “arruolare” un esperto di esplosioni, Joe Bang (Daniel Craig), ancora in prigione, e i suoi due fratelli, decisamente piuttosto svitati.
Il piano per far “evadere” e poi rientrare in prigione Joe è decisamente rocambolesco, così come tutto lo svolgimento della rapina, che diventa molto più ricca quando il gruppetto è costretto ad anticiparla ed effettuarla durante la leggendaria gara di auto Coca-Cola 600.
Tra colpi di scena, soldi che vengono rapinati, soldi che vengono ritrovati, investigatori caparbi e direttori di prigione messi in berlina, la vicenda dimostra che l’intelligenza e l’astuzia spesso pagano… e profumatamente!
Distribuito da Lucky Red il film sarà nelle sale italiane a partire dal 31 maggio.