La salute
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Il mese dell’intestino sano
Al via la terza edizione della Campagna educazionale sulla salute dell’intestino, promossa da Yakult con il patrocinio di ADI Onlus (Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica). L’obiettivo dell’iniziativa è quello di migliorare le conoscenze sui probiotici e di aumentare la consapevolezza del pubblico sullo stretto legame fra la salute dell’organismo e quella dell’intestino. In virtù della partnership con ADI Onlus, inoltre, verranno sviluppati anche i temi della sana alimentazione con utili consigli su come tradurre nella quotidianità le indicazioni di dietisti e nutrizionisti.
La campagna – che partirà il primo di aprile - prevede un tour di quindici tappe in quattordici città italiane, durante le quali esperti dietisti (disponibili anche al numero verde 800 987000 e sul sito dedicato www.intestinosano.net), forniranno informazioni qualificate sul tema della salute intestinale. In un’apposita area espositiva saranno, inoltre, evidenziate le molteplici relazioni tra salute dell’intestino e probiotici, attraverso giochi multimediali, distribuzione di libretti educazionali e colloqui personali con i dietisti.
Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito www.yakult.it.
Cavoli, cavolfiori e broccoli contro lo stress ossidativo
Cavolfiori, broccoli, cavolini di Bruxelles, rape e cavolo nero sono da sempre molto apprezzati e utilizzati nella cucina italiana, non solo per la versatilità e il buon sapore, ma anche per le loro proprietà antiossidanti. Questi vegetali, appartenenti alla famiglia delle brassicacee, sono infatti ricchi di isotiocianati (composti aromatici contenenti zolfo responsabili del loro odore tipico) e di micronutrienti importanti come la vitamina C, B, PP, provitamina A e minerali quali calcio, fosforo, ferro e potassio. L’Osservatorio AIIPA (Associazione Italiana Industrie prodotti Alimentari – Area Integratori Alimentari), inoltre, segnala uno studio pubblicato su “Nutrition and Cancer” che conferma gli effetti benefici delle brassicacee nel contrastare lo stress ossidativo che può essere causato dall’inquinamento dell’aria, dal fumo di sigaretta, dall’esposizione prolungata ai raggi ultravioletti e anche da un’alimentazione scorretta. I ricercatori ricordano inoltre che, per combattere i danni da stress ossidativo, è importante seguire semplici regole comportamentali come lo svolgimento di una regolare attività fisica a intensità medio/bassa, non fumare, limitare il consumo di alcool, evitare l’esposizione prolungata ai raggi solari, consumare abbondante frutta e verdura.
GILS, Gruppo Italiano Lotta alla Sclerodermia
Anche quest’anno l’Università degli Studi di Milano ospiterà la “Giornata Nazionale per la lotta alla Sclerodermia”, che il 13 marzo 2010 giungerà alla sua sedicesima edizione.
Il Convegno Nazionale, promosso dal GILS, sarà un momento di approfondimento e dibattito sulla patologia con particolare attenzione al tema della riabilitazione del paziente. Nel corso della giornata verranno illustrati e discussi i risultati di due studi che il GILS ha promosso negli anni: due progetti che valutano gli approcci riabilitativi e le tecniche osteopatiche per ridurre la disabilità del paziente affetto da sclerodermia. Sarà inoltre presentato il primo manuale illustrativo per la pratica riabilitativa domiciliare, un valido supporto scaturito dalle esperienze dirette.
La prima colazione
Secondo gli esperti, i benefici della prima colazione sono in parte attribuibili al consumo regolare del pasto in sé, in parte alle caratteristiche dei suoi componenti.
La prima colazione fornisce, al termine del periodo di digiuno notturno, l’energia necessaria per affrontare le attività della mattina, favorendo le performance intellettuale e fisica, e di tutta la giornata perché migliora la qualità nutrizionale complessiva della dieta. Il consumo regolare della prima colazione è associato al miglioramento di molti parametri metabolici, correlati essenzialmente al rischio cardiovascolare (riduzione del colesterolo LDL “cattivo” e dei trigliceridi, controllo dei processi ossidativi e del metabolismo del glucosio e dell’insulina, minor rischio di sovrappeso). Ciò si riflette in una significativa riduzione del rischio di malattie cardiovascolari e di diabete mellito tra i soggetti che consumano con regolarità questo pasto. Inoltre, i carboidrati complessi consumati a colazione col pane, le fette biscottate, i biscotti, i cereali pronti per la prima colazione, le proteine e i grassi (apportati principalmente dal latte e dai derivati) conferiscono un indice glicemico ridotto al pasto, modulano la sazietà e controllano l’appetito, permettendo una maggiore regolazione delle calorie assunte ai pasti successivi.
La varietà dei componenti della prima colazione garantisce l’apporto dei diversi nutrienti: le proteine, i lipidi e il calcio del latte o dei suoi derivati, i carboidrati semplici, che forniscono energia facilmente disponibile, e complessi, a più lento assorbimento, contenuti rispettivamente nella frutta e nei cereali, soprattutto integrali, la fibra e i micronutrienti associati ancora a frutta e cereali. I consumatori regolari di una prima colazione completa presentano livelli di assunzione più elevati di fibra, calcio, vitamine, minerali, e più bassi di grassi, colesterolo e calorie totali.
Per ottenere i migliori risultati, un panel di esperti ha lavorato al “Documento di consenso sul ruolo della prima colazione nella ricerca e nel mantenimento della buona salute e del benessere” che sarà pubblicato a luglio sulla rivista scientifica Acta BioMedica e che è stato realizzato grazie anche al contributo non condizionato di AIIPA-Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari – Divisione Cereali pronti per la prima colazione.
Gli esperti ritengono necessario promuovere un numero ampio di modelli di prima colazione, di composizione il più possibile varia, che permetta di combinare le indicazioni che vengono dalle evidenze sperimentali disponibili con le tradizioni alimentari prevalenti nel nostro Paese. Ecco quindi che il documento suggerisce alcuni esempi di menù per la prima colazione, interscambiabili tra loro, la cui rotazione nei diversi giorni ne facilita l’abitudine, con conseguenti effetti favorevoli per la salute e il benessere sia a breve sia a lungo termine.
Cinque le regole cui attenersi:
Regolarità: una sana prima colazione deve essere consumata tutti i giorni, con regolarità. La prima colazione è uno dei pasti più importanti della giornata, anche se spesso ce lo dimentichiamo!
Completezza: deve comprendere latte o derivati (yogurt), prodotti a base di cereali (pane, fette biscottate, cereali pronti per la prima colazione, biscotti o prodotti da forno) e frutta (fresca o sotto forma di spremuta e di succo). Solo così può apportare tutti i nutrienti necessari per la crescita e il mantenimento delle funzioni dell’organismo.
Varietà: gli altri pasti principali della giornata, il pranzo e la cena, sono caratterizzati da una grande varietà di composizione, soprattutto nella nostra tradizione alimentare. Allo stesso modo, la colazione deve avere una composizione il più possibile varia, secondo la combinazione delle differenti scelte alimentari, dei gusti e della preferenza del momento. Tutti aspetti che ne favoriscono l’abitudine al consumo regolare.
Equilibrio: secondo le linee guida per una sana alimentazione, una prima colazione adeguata deve apportare circa il 15-20% delle calorie giornaliere complessive. La quota calorica assoluta è variabile in relazione al fabbisogno energetico individuale e quindi in base al sesso, all’età, al peso e allo stile di vita: sedentario o attivo.
Piacevolezza: alla gratificazione, sia dal punto di vista del gusto sia della presentazione visiva, deve essere associato un contesto gratificante, soprattutto per i bambini, riservando alla prima colazione alcuni minuti di serenità nel contesto famigliare.
Una corretta igiene del sonno può limitare il ricorso all’uso dei farmaci
Dall’indagine "Come dormono gli italiani", commissionata per il Salone del Mobile da “Poliuretano è”, in collaborazione con AIPEF, Aziende Italiane Poliuretani Espansi Flessibili, è emerso che il sonno della maggior parte degli italiani è tranquillo e senza interruzioni, anche in periodi di grandi preoccupazioni, e viene interrotto solo dalla sveglia del mattino, che per la maggior parte suona tra le 6 e le 8. Oltre la metà del campione analizzato si addormenta spontaneamente e oltre il 60% dei soggetti intervistati, sia per gli uomini sia per le donne, non si sveglia di notte.
L’insonnia, però, interessa circa 12 milioni di italiani e assume un andamento cronico in quasi la metà dei casi.
Numerosi fattori legati alla vita di tutti i giorni, quali stress, pressanti impegni lavorativi, relazioni sociali, scorrette abitudini di igiene del sonno hanno contribuito negli ultimi decenni a ridurre le ore dedicate al sonno e allo sviluppo di patologie del sonno, in particolare dell’insonnia: se nel 1910 si dormiva in media 9 ore, negli anni 2000 si dorme in media 6.9 ore.
Per ottenere un sonno più soddisfacente sia dal punto di vista quantitativo sia qualitativo è pertanto assai utile cercare di applicare alcune semplici “regole” di igiene del sonno.
Tali semplici accorgimenti nelle nostre abitudini di vita possono anche contribuire a correggere importanti disturbi del sonno, quali l’insonnia o il russamento, limitando il ricorso all’uso di farmaci o di altri presidi terapeutici allo stretto necessario.
L’uso dei farmaci “per dormire” dovrebbe essere il più limitato possibile, soprattutto nelle fasce più anziane della popolazione, benché appaia comunque indispensabile che l’insonnia venga sempre curata efficacemente al fine di evitarne la cronicizzazione attraverso meccanismi di condizionamento negativo al sonno e l’ulteriore sviluppo di cattive abitudini. I farmaci ipnotici devono comunque essere sempre prescritti dal medico curante o dallo specialista, la risposta al trattamento monitorata clinicamente, la durata del trattamento ben definita e il meno prolungata possibile.
Sotto elencate troverete una serie di semplici regole indicate dal Dr. Flavio Villani dell’Unità di Monitoraggio dell’Epilessia e del Sonno della Fondazione Istituto Neurologico “C. Besta” di Milano. Una volta rispettate, esse possono contribuire efficacemente ad assicurare un riposo notturno migliore e più duraturo:
• Limitare il tempo passato a letto a quello effettivamente necessario per dormire
• Evitare di usare il letto per guardare la tv, mangiare, lavorare o studiare
• Mantenere un orario di sonno più regolare possibile, sia per l’orario di addormentamento che per quello del risveglio
• Limitare il sonno del mattino anche se si è dormito poco di notte
• Evitare di andare a letto se non si ha sonno: il sonno non può essere “forzato”
• Rispettare orari regolari per i pasti
• Evitare pasti pesanti alla sera; questi rendono difficile la digestione e ritardano l’addormentamento
• Evitare l’uso inappropriato e l’abuso di farmaci ipnotici (“sonniferi”)
• Evitare il consumo di caffeina, di alcol e di tabacco nelle ore serali
• Fare esercizio fisico durante la giornata, evitando, al contrario, le ore serali per attività fisiche intense
• Controllare attentamente l’ambiente della camera da letto: rumore, temperatura, umidità e luminosità sono fattori che influiscono molto sul sonno
• Limitare i “pisolini” durante il giorno, e non effettuarne in orari troppo avanzati nel pomeriggio poiché questi influiscono negativamente sul sonno della notte
• Evitare di addormentarsi la sera dopo cena davanti alla TV.
Cardioteam Foundation onlus
E’ nata a Torino ed è la prima Fondazione in Italia che si dedica, a livello internazionale, alla ricerca, alla formazione, alla solidarietà e alla prevenzione, nel settore della salute e delle malattie di origine cardiovascolare.
è la concretizzazione di pensieri e di azioni che hanno segnato il percorso professionale di un gruppo di medici e professionisti non medici, focalizzata sulle persone che si trovano in difficoltà (adulti e bambini) e senza limiti o restrizioni di area geografica. Partendo dall’apertura verso Paesi e sistemi sociali dove la cardiologia e la cardiochirurgia esistono, ma necessitano di un ulteriore sviluppo per ottenere risultati migliori che significano una maggior sopravvivenza dei pazienti per giungere alla ricerca avanzata di tipo tecnologico e alla prevenzione.
Cardioteam Foundation onlus è coinvolta in programmi di ricerca medica nel settore cardiovascolare con partner prestigiosi. La ricerca è indirizzata a trovare nuove terapie contro l’infarto – responsabile del maggior numero di decessi nei paesi sviluppati - e contro l’ictus, la principale causa di invalidità permanenti.
I programmi di prevenzione che Cardioteam Foundation onlus sta svolgendo riguardano la prevenzione primaria e secondaria nelle malattie cardiovascolari. La Fondazione ha sostenuto e promosso incontri sulla prevenzione primaria come le conferenze dei “Martedì Salute” del Centro Congressi dell’Unione Industriale di Torino e ha dato il via agli incontri in ambito scolastico rivolti agli studenti dell’Istituto Russel-Moro e all’Istituto San Paolo di Torino.
Cardioteam Foundation onlus intende in modo sistematico comunicare i metodi di prevenzione nelle scuole, attraverso i giornali con opuscoli allegati e la televisione con spot ad hoc con testimonial che sensibilizzino gli spettatori sugli stili di vita adeguati.
Omega-3: benefici maggiori legati alla tipologia del pesce e alla sua modalità di cottura
Due porzioni di pesce alla settimana, preparato mediante tecniche di cottura adeguate, possono aumentare i livelli circolanti di acidi grassi omega-3 a lunga catena circolanti (p= 0,01), mantenendoli costanti ed a concentrazioni elevate.
E’ quanto emerge da uno studio multicentrico, il “Multiethnic Study of Atherosclerosis” (MESA) condotto negli Stati Uniti su un campione di 900 soggetti, uomini e donne di età compresa tra i 45 e gli 84 anni e di diverse etnie (bianca, cinese-americana, nera ed ispanica). Lo studio ha esaminato tutte le possibili correlazioni esistenti tra l’assunzione di diversi tipi di pesce, le modalità di cottura ed i livelli di EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) effettivamente presenti nell’organismo.
I risultati confermano che le concentrazioni plasmatiche di questi composti aumentano in modo rilevante se si consuma pesce con lisca o al trancio non fritto, ma non se si consumano molluschi o crostacei: questo perché molluschi e crostacei hanno un modesto contenuto di omega-3 e la preparazione del pesce tramite frittura altera il profilo dei lipidi del pesce stesso, forse a causa dell’assorbimento degli acidi grassi contenuti nell’olio.
Pesce azzurro (come sgombro e merluzzo) o al trancio (come salmone, spada e tonno) o altri come la trota, quindi, sono ideali per garantire all’organismo il giusto apporto di omega-3. Per quanto riguarda, invece, le tipologie di cottura più indicate, perché il pesce possa mantenere inalterate le sue proprietà benefiche, le migliori sono sicuramente al forno, in umido o alla griglia.
Gli omega 3, sono acidi grassi essenziali, indispensabili per il nostro organismo che tuttavia non è in grado di sintetizzare. Pertanto l’assunzione con la dieta è fondamentale per la salute, ed in particolare per la protezione del cuore e del sistema circolatorio.
Scoperto come il gene della SLA interagisce con l'ambiente
È stata pubblicata sulla prestigiosa rivista Human Molecular Genetics una ricerca sull’analisi dei geni di suscettibilità della Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) sporadica (cioè non familiare).
La ricerca è stata cofinanziata dalla Fondazione Vialli e Mauro. Il finanziamento fa parte dell’obiettivo 4 della Fondazione, destinato ai gruppi di ricerca diretti dal prof. Adriano Chiò (Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino), dal dott. Gabriele Mora (Fondazione Salvatore Maugeri di Pavia) e della dott.sa Caterina Bendotti (Istituto Mario Negri di Milano).
La ricerca, intitolata A two-stage genome-wide association study of sporadic amyotrophic lateral sclerosis*, parte dal presupposto che i casi non familiari di SLA siano causati da un’interazione fra fattori ambientali (tossici) e fattori genetici (intrinseci dell’individuo). Su questa base, la ricerca ha analizzato in due fasi l’intero genoma umano in pazienti con SLA e controlli sani. Nella prima fase, già parzialmente pubblicata nel 2007 su Lancet Neurology, sono state analizzate 545.000 varianti geniche (SNP) su 553 pazienti (266 americani e 273 italiani) identificando i 7.600 SNP più significativi. Nel secondo studio, quello ora pubblicato, sono stati analizzati altri 2160 casi (di cui 660 italiani), identificando diversi geni verosimilmente correlati alla comparsa della SLA sporadica. Il più significativo di questi geni, SUNC1, è posto sul cromosoma 7, ed è una proteina localizzata a livello della membrana del nucleo cellulare, la cui funzione non è ancora totalmente nota.
La ricerca è stata eseguita grazie alla collaborazione di diversi centri SLA italiani (oltre a Torino e alla Fondazione Salvatore Maugeri di Pavia, hanno partecipato i centri SLA di Modena, Genova, Bologna, Pisa, Siena, Roma Università Cattolica, Napoli Seconda Università e Palermo) che hanno costituito un consorzio italiano per lo studio della genetica della SLA (ITALSGEN). I ricercatori sottolineano, per evitare false speranze, che i risultati della ricerca non saranno immediati.
Oltre che dalla Fondazione Vialli e Mauro, la ricerca è stata finanziata anche dall’Istituto Superiore di Sanità, dalla Regione Piemonte e dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio.


 

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