I
profumi e i sapori della Sicilia
Siete mai stati in Sicilia? Se ci siete stati, provate a chiudere gli
occhi e come per incanto vi verranno alla mente i colori, i profumi,
i sapori, i sorrisi delle genti siciliane. Se non ci siete stati, vale
la pena di programmare una vacanza per scoprire un mondo meraviglioso,
che resterà a lungo nel vostro cuore.
La Sicilia, però, è grande e allora, se non la conoscete
ancora, vale la pena di scoprirla a poco a poco, pezzo a pezzo: anche
nelle zone turisticamente meno note, è possibile trovare angoli
sconosciuti di grandissima bellezza. Basta pensare alla costa ionica,
con Catania, Siracusa, Taormina e l'Etna: se, invece di percorrere la
classica strada che corre ad est del vulcano, vicino al mare, gli si
gira intorno, a nord ovest, si trovano strade più difficoltose
da percorrere ma che offrono paesaggi mozzafiato, tutti dominati dall'incredibile
nero della lava vulcanica.
La lava, già! Quando si pensa al vulcano in eruzione, si vedono
i fiumi rosseggianti di fuoco che ne percorrono le pendici, si pensa
solo alla distruzione che porta dovunque passi. In realtà, con
il trascorrere degli anni, la lava si polverizza e rende il terreno
estremamente fertile e produttivo. Innumerevoli le produzioni che crescono
rigogliose sulle pendici del vulcano.

Un cestino di Ciliegie dell'Etna
A Giarre, ad esempio,
crescono le squisite Ciliegie dell'Etna. Si tratta di una DOP con due
ecotipi: la Mastrantonio, che cresce dalle aree litoranee fino a circa
1.000 m sul livello del mare e che matura dalla seconda decade di giugno
alla terza di luglio, e la Napoleona Precoce, che cresce fino a 600
m di altezza e si può gustare già dalla prima decade di
maggio. E' il Consorzio Ciliegia dell'Etna che ogni anno, in funzione
dell'andamento climatico della stagione e dell'effettivo stadio di maturazione
dei frutti stabilisce il giorno di inizio della raccolta (per saperne
di più, ciliegiaetna.blogspot.com): provatene una e capirete
il detto "una ciliegia tira l'altra"! Non riuscirete più
a smettere!

Piante di pistacchi sul terreno
vulcanico. Sullo sfondo, l'Etna
Dalla lava nasce
anche un altro frutto squisito: il pistacchio verde di Bronte. Diventato
DOP dal gennaio 2010 grazie all'impegno del Consorzio Pistacchio Bronte,
nasce da arbusti che crescono direttamente tra i massi di lava: la sua
raccolta può essere quindi effettuata solo manualmente, senza
l'ausilio di nessun tipo di macchina. Proprio a causa dell'aridità
del terreno su cui cresce, il pistacchio viene raccolto ogni due anni:
in realtà ogni "pianta maschio" impollina ogni primavera
tra le sette e le otto "piante femmine", ma i frutti vengono
tolti per consentire alla pianta di riposare e produrre l'anno successivo
frutti ancora più saporiti e abbondanti, di un caratteristico
colore verde e di un sapore inconfondibile. Il pistacchio di Bronte
viene utilizzato non solo come frutto dall'elevato potere nutritivo,
ricco di acidi grassi polinsaturi, ma anche come farcitura della tipica
mortadella di Bologna e come base per la produzione di condimenti per
pasta, creme spalmabili, pasticceria di vario genere (qualche indirizzo:
Maria Paparo, con il Consorzio di Tutela del Pistacchio di Bronte, telefono
095691959; Antica Sicilia, specializzata nella produzione di antipasti,
paté, marmellate, sughi pronti realizzati con prodotti tipici
siciliani, www.anticasicilia.it; Terre Nere che prepara artigianalmente,
utilizzando solo frutta freschissima proveniente da fornitori esclusivamente
siciliani, marmellate, gelatine di vino, confetture e specialità
a base di frutta secca, www.terrenere.it).
Là dove il terreno è meno arido, prosperano gli uliveti.
Le cultivar più utilizzate sono la Nocellara Etnea, la Tonda
Iblea, la Nocellara del Belice, che danno origine a olii dall'aroma
intenso, con un elevato contenuto di polifenoli. Molte aziende oltre
a produrre olio utilizzano le olive anche con altri scopi: Aguglia L'Agriturismo
(www.agriturismoauglia.it), ad esempio, produce anche olive in salamoia
e, con un procedimento a freddo per non alterare le proprietà
dell'olio extravergine di oliva, prepara sapone utilizzando l'olio dell'anno
precedente, utilizzando così le eventuali eccedenze di prodotto.
L'Azienda Agricola Aragona (www.agricolaragona.it) sperimenta tecniche
di coltivazione innovativa e raccoglie le olive, esclusivamente a mano,
almeno un mese prima della completa maturazione, ottenendo un olio che
mantiene nel tempo l'aroma e il profumo delle olive appena raccolte.
Naturalmente non manca l'olio extra vergine di oliva da agricoltura
biologica, come ad esempio il DOP Prodotto nell'azienda Agricola Feudo
Don Cirino (www.doncirino.it).
Il terreno vulcanico non è però prezioso solo per le olive:
come spesso avviene, accanto agli olivi crescono rigogliose le viti
e offrono vini caratterizzati da un interessante mineralità,
eleganti e raffinati. L'escursione termica tra le temperature relativamente
elevate del giorno, accresciute anche dal colore nero del terreno, che
facilitano la sintesi di composti polifenolici e aumentano la concentrazione
del vino e quelle che scendono rapidamente durante la notte, donano
ai vini una notevole freschezza aromatica e una longevità che
si trovano raramente al sud. Autoctoni sono il Nerello Mascalese e il
Cappuccio a bacca rossa, l'Inzolia e il Carricante a bacca bianca. Anche
in questo caso le aziende produttrici sono numerose. Per citarne solo
qualcuna, l'Azienda Vinicola Benanti produce vini da agricoltura biologica
certificata che, grazie ad una approfondita selezione dei terreni etnei
più portati alla viticoltura e alla ricerca di particolari cloni
di vitigni autoctoni, riescono a ricreare antichi sapori mantenendoli
intatti nel tempo (www.vinicolabenanti.it). L'Azienda Agricola Cotta
Nera, con i suoi vigneti a circa 700 m di altezza sul livello del mare
lungo le pendici settentrionali del vulcano, produce vini rossi e bianchi
di grande equilibrio, alcuni dei quali vengono affinati in barrique
e poi in bottiglia (www.cottanera.it).
Il rosso del vino e il calore del sole ci portano a un altro prodotto
di cui la Sicilia va fiera: il pomodoro. Le particolari condizioni climatiche
e ambientali tipiche della Sicilia meridionale esaltano le qualità
organolettiche di questo prodotto davvero indimenticabile anche nella
sua versione "essiccata", da solo o accompagnato da un filo
d'olio e un buon bicchiere di vino. Preziosi per combattere i radicali
liberi (i pomodorini contengono ben 10 volte più licopene di
ogni altro tipo di pomodoro) con la sola aggiunta di salgemma vengono
prodotti, tra gli altri, da Agriblea seguendo le regole dell'agricoltura
biologica certificata (www.pomodorisecchi.com).
E se il dolce dei pomodori da una parte fa pensare al dolce del miele
prodotto sulle pendici del vulcano (l'Azienda Agricola DolcEtna, ad
esempio, produce mieli vergini integrali di alta qualità smielati
a freddo per forza centrifuga che mantengono intatte tutte le loro proprietà
naturali ed organolettiche – www.dolcetna.it), dopo tanta montagna
si torna ben volentieri verso la costa.
In pochi chilometri è incredibile il contrasto tra la nera Catania
e la bianca Siracusa.

Il Liotru, a Catania
Catania, infatti,
è interamente lastricata con la lava vulcanica che rende estremamente
affascinanti i suoi palazzi barocchi, la grande piazza del Duomo con
la cattedrale dedicata a Sant'Agata, su cui spicca il nero "Liotru",
l'elefante simbolo della città (e fatevi spiegare da una buona
guida tutti i segreti che racchiude...), la via Etnea ricca di negozi
disegnata dopo il terremoto del 1693 con un criterio antisismico e le
vaste piazze, tra cui una delle più interessanti è la
piazza Stesicoro dove, accanto al teatro greco romano, si tiene tutte
le mattine un grande mercato all'aperto.

Interno della cupola del
Santuario della Madonna delle Lacrime, a Siracusa
Siracusa, al contrario,
splende candida in riva al mare, protetta dall'isola di Ortigia. Proclamata
dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità, è ricca di memorie
e di vestigia greche e romane: bellissimi il Teatro Greco e l'Anfiteatro
Romano, affascinanti l'Orecchio di Dionisio e le Latomie, romantica
la fonte Aretusa... Se amate l'arte moderna, poi, vi consigliamo una
visita anche al Santuario della Madonna delle Lacrime, ricco di suggestioni
e di profondi significati (anche in questo caso, vi consigliamo una
buona guida in grado di spiegarvene tutti i segreti...).
E, tutto, di fronte al blu intenso del mare... Quanti colori volete
di più? |
A
zonzo per il Montefeltro
Per molti, il Montefeltro è come l'araba fenice di metastasiana
memoria: "che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa".
Senza troppo addentrarci nella differenza tra confini storici e attuali,
si può dire che, a grandi linee, il Montefeltro si colloca tra
l'Emilia-Romagna, la Toscana e le Marche, subito dietro a San Marino.
Zona montuosa, quindi, sull'Appennino, ricca di preziosa perle che formano
uno splendido gioiello composto da turismo, enogastronomia, bellezze
naturali e cultura.
Ricca e variegata l'offerta alberghiera di cui faremo solo un paio di
esempi, fra i tanti. Per chi ama l'agriturismo, affascinante a Frontino
la Country House Le Querce, che offre molto di più che semplice
ospitalità: Federica, la titolare, propone infatti anche una
grande quantità di attività per conoscere i dintorni.
Tra queste, curioso e affascinante "Il prato nel piatto" che
nell'arco di un fine-settimana porta alla scoperta delle erbe locali,
del loro aspetto salutistico e del loro utilizzo dalla cosmesi all'artigianato
fino alla cucina (www.locandalequerce.it).

Creazione di Arnaldo Pomodoro
a Pietrarubbia
Ricca di fascino
anche, a Pietrarubbia, la locanda Il Vicariato, un piccolo borgo ideale
per chi ama la tranquillità ma anche l'arte: qui, infatti, ha
sede anche la Scuola di alta formazione per artisti e scultori di Arnaldo
Pomodoro TAM (Centro per il Trattamento Artistico dei Metalli) con un
piccolo museo e, nella chiesetta, una splendida creazione dell'artista
(www.ilvicariato.it).

Particolare del palco del
teatro della Rocca di Sassocorvaro
Gli amanti dell'arte
e della cultura sicuramente non si lasceranno sfuggire Sassocorvaro,
con la sua rocca ubaldinesca. Costruita a partire dal 1475 da Francesco
di Giorgio Martini per volere di Federico da Montefeltro, la fortezza
ha una curiosa forma a testuggine dalle linee arrotondate, per offrire
minore resistenza alle armi da fuoco che cominciavano ad affermarsi
proprio in quegli anni. Nata come struttura militare ricca, però,
di suggestioni e significati metafisici, divenne presto una raffinata
residenza aristocratica, come testimonia anche il curioso, piccolo teatro
ligneo. Pochi sanno che, durante la Seconda Guerra Mondiale, al suo
interno vennero custoditi più di 6.500 capolavori artistici provenienti
dal nord e dal centro Italia: grazie a Pasquale Rotondi, allora Soprintendente
per le Belle Arti delle Marche, si evitò che alcuni tra i più
importanti dipinti della storia dell'arte italiana (tra cui la Tempesta
del Giorgione, opere di Tintoretto, Tiziano, Mantegna) venissero trafugati
e portati in Germania. Un'interessante mostra, l'"Arca dell'Arte",
illustra i momenti più importanti di questa vicenda (www.arcaarte.it).

Fisarmonica del Museo del
Lavoro Contadino di Piandimeleto
Fortunatamente,
nella storia del Montefeltro non c'è stata solo la guerra. Per
scoprire la vita quotidiana del popolo, è decisamente interessante
una visita al Museo del Lavoro Contadino che si trova nel castello dei
Conti Oliva a Piandimeleto (www.piandimeleto.pu.it): qui sono ricostruiti
i momenti di vita quotidiana legati all'agricoltura (l'aratura, la mietitura,
la trebbiatura e così via), i locali che costituivano una casa
rurale e le botteghe più importanti per le esigenze dei contadini:
quella del fabbro, del calzolaio, del sellaio ma c'è spazio anche
per la tessitura con la stanza del telaio e la stampa dei tessuti.
Se, per la maggior parte, queste tradizioni si sono perse con il trascorrere
del tempo, alcune si sono conservate o sono state riportate in vita.
Ne è un esempio, a Carpegna, l'Antica Stamperia il cui giovane
titolare ancora oggi decora i tessuti con una mistura di ruggine e aceto
stesa grazie all'utilizzo di un mazzuolo di legno e agli oltre settecento
stampi della raccolta lasciatagli anche dal nonno (www.anticastamperiacarpegna.it).
Quando si parla di Carpegna, però, lo spirito del Buongustaio
che è dentro di noi non può ignorare il celebre Prosciuttificio
di Carpegna, ora rilevato dall'azienda Brendolan, dove si produce lo
squisito prosciutto DOP di Carpegna (www.carpegna.com), derivato da
suini nati ed allevati nelle Marche, Emilia Romagna e Lombardia. Per
accompagnarlo, la scelta tra i prodotti tipici del Montefeltro è
quasi illimitata: come non parlare del pane prodotto a Frontino con
lievitazione con pasta madre, senza nessun lievito aggiunto, dal forno
"Il Certello" di Giovanni Larghetti, che dal 1981 coltiva
cereali e foraggio col metodo biologico e biodinamico nella propria
azienda agricola (certello@libero.it), o della birra artigianale prodotta
a Mercatale dai mastri birrai Gigi e Francesco con malto da orzo di
produzione della loro azienda agricola Colleverde (www.lacotta.it),
o dell'olio Extravergine prodotto a Sassocorvaro dall'Oleificio Venturi
Agape condotto da una donna piena di energie e di una grande passione
per l'olio e le olive, Nilvana Guerra (www.olioagape.it). La stessa
passione si ritrova anche nel giovane Emilio, dell'azienda agricola
Cau e Spada a Sassorcorvara, che produce con metodo biologico formaggi
pecorini freschi e stagionati, semistagionati, affinati e ricotte (emiliospada@alice.it).
E a questo punto, vi è venuta voglia di andare a scoprire il
Montefeltro e i suoi tesori? Allora vi suggeriamo ancora due indirizzi
interessanti: per un fine settimana romantico, a Frontino, l'Hostaria
San Girolamo, che fa parte della residenza d'epoca San Girolamo, un
antico monastero ristrutturato pieno di fascino e di suggestione (www.sangirolamo.com)
mentre chi vuole dedicarsi a coltivare il corpo e la mente, a Monte
Grimano Terme può seguire i numerosi trattamenti di bellezza
e di benessere presso l'hotel Villa di Carlo (www.montegrimanoterme.it). |